Quello sporco duo: workshop di scrittura/lettura

con Francesco Villari ed Elmore Penoise
Laboratorio “Niente è sacro, tutto si può dire”

Progetto
Partiamo da ciò che l’esperienza di parole a peso e delle autoproduzioni appese hanno eretto a
punto di riferimento: la parola.
Senza scomodare Voltaire (ed il famigerato “Non sono d’accordo con ciò che dite, ma mi batterò
perché possiate dirlo liberamente”) l’idea è di rivendicare, in qualità di mandanti, la libertà delle
parole incastonando gli accenti e le espressioni affinché la comunicazione in senso esteso (vittima
di etichette e stereotipi e compromessi) possa realmente far parte del quotidiano in tutti i suoi aspetti
e nelle forme in cui si manifesta. Non necessariamente un vincolo per “pochi eletti”, ma la cartina al
tornasole di quanto accada quotidianamente attorno a noi vista con lo sguardo di chi con quella
cartina ci arrotola le parole e se le fuma. L’occhio di chi la vita la vive e ne trae spunto, anche a
partire da un semplice input, per la creativa struttura di incroci stilistici e contaminazione culturale. I
poeti sono quindi liberi interpreti dalle spalle larghe. La musica che accompagna le letture ne
racchiude insieme la comprensione e l’essenza.
Ti è mai capitato di dire delle cose importanti e dirle di getto? Sii onesto: 10 secondi dopo hai
ripensato a cosa hai detto e ti sarebbe piaciuto avere la lucidità di elaborala meglio quella frase?
Ecco, questa è la dimostrazione di quanto sarebbe necessario prenderti quei pochi, importantissimi,
secondi in più. Partiamo dal testo di Raoul Vaneigem e lo sfidiamo. Lo guardiamo dritto negli occhi
per specchiarci dentro ed imparare a riconoscere la paura nell’affrontare la profondità di quello
sguardo. Prendiamo quindi spunto da fatti e discussioni all’ordine del giorno per fare a pezzi le
certezze dei benpensanti e le pretese di chi si erge a giudice e censore, provando ad essere
provocatori, illuministi e libertaria. “Non c’è un uso buono o cattivo della libertà di espressione. C’è
solo un uso insufficiente”, è un vero manifesto alla libertà più fondamentale dell’essere umano che
non deve incontrare alcuna limitazione, politica, morale o giuridica che sia. Un attacco all’ipocrisia di
una società che, non riuscendo a rimuoverne le cause, preferisce nascondere il male a se stessa.
• La libertà illimitata d’espressione non è un dato di fatto ma una continua conquista, che l’obbligo
dell’obbedienza non ha molto favorito fino a oggi. Non esiste un uso buono o cattivo della libertà
d’espressione, esiste soltanto un uso insufficiente di essa.
• La religione rientra in un accordo privato fra chi la pratica e la creatura extraterrestre da lui
deputata a governare il suo destino. È inammissibile che essa s’imponga sotto le parvenze di
un’istituzione ecclesiastica o statale, di fronte alla quale ci si deve inchinare. La libertà di credere e
di praticare dei riti non può essere confusa con il potere arbitrario di prescriverli a quanti non la
condividono.
• Non si combattono e non si scoraggiano l’ottusità e l’ignominia vietando loro di esprimersi: la
miglior critica di uno stato di fatto deplorevole consiste nel creare la situazione che vi pone rimedio.
L’ottusità, l’infamia, il pensiero ignobile sono il pus di una sensibilità ferita. Impedire che scorra
significa infettare la ferita anziché diagnosticarne le cause al fine di guarirla. Se non vogliamo che
un’aberrazione finisca con l’infettare il tessuto sociale come un tumore maligno, dobbiamo
riconoscerla per quello che è: il sintomo di un male nell’individuo e nella società.
• Una verità imposta si vieta umanamente d’esser vera. Ogni preconcetto dato per eterno e
incorruttibile esala l’odore fetido di Dio e della tirannia. La lettura è esperienza individuale e sociale:
leggo per me e per raccontare quello che leggo. In Fahrenheit 451, di Ray Bradbury, i ribelli
mandano a memoria i libri, li ripetono fra loro perché in essi è la speranza del futuro: in un mondo
che esplode, chi di loro rimarrà vivo sarà alla base, fondamenta di un mondo nuovo. Un mondo in
cui niente è sacro e tutto si deve poter dire. La musica è l’elemento dell’ambiente con il quale ci si
sta confrontando.
Testi utili:
– Vocabolario della lingua italiana

– Raoul Vaneigem, Niente è sacro, tutto si può dire
– Friedrich Nietzsche, L’anticristo
Il workshop con gli ospiti sarà domenica 17 marzo alle ore 15.30 al TIP Teatro.
Per info e prenotazioni scrivere a stampa.impressionimobili@gmail.com