Sono stati Silvia Camerino e Mauro Bruno Belsito a coordinare gli interventi del primo giorno del “Laboratorio di antimafia sociale: impegno civile è esercizio di speranza” svoltosi nei locali del Teatro Tip di Lamezia Terme. Il workshop, evento a corredo del Festival Ormeggi organizzato dall’associazione Open Space, ha dato voce ai familiari delle vittime di mafia in una discussione molto sentita e partecipata.
Ad introdurre e presentare i familiari delle vittime di mafia, raccontando anche il ruolo del cronista nel raccontare tali vicende, è stato da remoto il giornalista Daniele Pallotta.


Ferdinando Domè, figlio di Giovanni Domè ha raccontato la strage di Via Lazio, avvenuta il 10 dicembre del 1969 a Palermo. Un commando di killer con addosso uniformi da agenti di polizia irruppe negli uffici del costruttore Girolamo Moncada in Viale Lazio, covo del boss Michele Cavataio, vero obiettivo dell’agguato. Nel conflitto a fuoco persero la vita lo stesso Cavataio e Calogero Bagarella che faceva parte del commando ma anche tre dipendenti dell’impresa: Francesco Tumminello, pregiudicato, socio-custode-guardaspalle del vecchio Girolamo Moncada, il manovale Salvatore Bevilacqua e il custode del cantiere, Giovanni Domè, completamente estranei ai fatti.
Massimo Sole, fratello di Giammatteo Sole, ha raccontato da remoto la tragica uccisione di suo fratello, ucciso dalla mafia a soli 24 anni. Nella compagnia di amici di Giammatteo, sua sorella Floriana iniziò una relazione con Marcello Grado, figlio del boss Gaetano Grado. Nell’ambito della seconda guerra di mafia tra le famiglie palermitane e corleonesi, circolò la notizia che gli appartenenti alla famiglia Grado avrebbero partecipato a un piano per rapire i figli di Totò Riina. La sera del 22 marzo 1995, mentre rientrava da lavoro, Giammatteo venne fermato da due finti poliziotti, di cui uno era Gaspare Spatuzza. L’obiettivo dei Corleonesi era capire se Giammatteo, dati i rapporti della sorella con la famiglia Grado, avesse delle informazioni. Giammatteo, che non sapeva nulla, venne rapito, strangolato e bruciato.
Massimo Sole ha raccontato anche la storia di Claudio Domino, il bambino di soli 11 anni ucciso da Cosa Nostra a Palermo il 7 ottobre del 1986. La madre di Claudio, Graziella Accetta (che per problemi personali non ha potuto prender parte al workshop); aveva una cartoleria in via Fattori, mentre il papà era un operaio Sip (l’azienda dei telefoni), ma avevano creato due società di pulizie. Una di queste si era aggiudicata l’appalto delle pulizie dell’aula bunker dove si era svolto il maxiprocesso di Palermo. La sera del 7 ottobre 1986 Claudio stava passeggiando in una via del quartiere San Lorenzo di Palermo. Il bambino fu chiamato da un uomo che arrivava con una moto di grande cilindrata, e che, appena il bambino si avvicinò, tirò fuori una pistola 7,65 e da meno di un metro gli sparò in mezzo agli occhi, uccidendolo sul colpo.
Luciano Traina ha invece raccontato, da remoto, la sua versione di una delle stragi di mafia più famose, quella di via d’Amelio, in cui perse a vita anche suo fratello Claudio, uno dei membri 5 della scorta che perirono assieme al giudice Paolo Borsellino (gli altri erano Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e walter Eddie Cosina). Nel corso dell’incontro Traina ha presentato, dialogando con Silvia Camerino, il suo libro “Vi abbraccerei tutti”, un racconto degli ultimi 50 anni di storia italiana.


Infine, Alessandro Lucà ha presentato il suo libro “Ti proteggo io. Una storia d’Amore contro la mafia”. Un libro dedicato a tutti i testimoni di giustizia ed a chi dice “no alla mafia” tutti i giorni. Dedicato a chi crede sempre nell’Amore e nell’Amicizia. Perché “… una storia d’amore non può che essere contro la mafia. Perché la mafia si ciba di odio. Così come anche l’amicizia è contro la mafia. Perché la mafia si ciba di rivalità. Così come il rispetto. Perché la mafia si ciba di sottomissione.”
Il workshop proseguirà domani sabato 10 luglio con gli interventi di:

  • Salvo Vitale (scrittore, poeta, insegnante) interverrà in presenza.
  • Faro Di Maggio (testimonianza su Peppino Impastato) interverrà in presenza.
  • Giulio Cavalli (autore, regista, attore teatrale) interverrà in presenza.
  • Marisa Garofalo (Familiare vittima di mafia, sorella di Lea Garofalo) – interverrà in presenza.
  • Stefania Tramonte (Familiare vittima di mafia, figlia di Francesco Tramonte) interverrà in presenza.
    Nel corso degli incontri verranno presentati i libri “In nome dell’antimafia. Cronache da Telejato” di Salvo Vitale che dialogherà con Mario Bruno Belsito, e “Nuovissimo testamento” di Giulio Cavalli che dialogherà con Antonio Chieffallo.

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